“Se mi lasci ti uccido”. E’ la storia di Emanuela, appena ventenne, e freddata con un colpo di pistola dal compagno. E’ quella di Cristina, di età 33, assassinata con decine di coltellate dal suo ex marito di fronte all’assistente sociale che seguiva la loro separazione. O quella di Simona uccisa a seguito l’interruzione della relazione con il suo amante . Lo chiamano “amore criminale” il fil rouge che lega queste vicende. Un fenomeno in crescita e che nel 2010 ha stroncato la vita a 127 donne, otto in più rispetto all’anno precedente e 15 se guardiamo i dati del 2008.
Da un’analisi sugli eventi delittuosi emerge il legame tra uccisore e donna: nel 31 % dei casi si tratta del partner attuale mentre aumentano le percentuali degli ex che quest’anno giungono al 23% .
Dati allarmanti che mostrano da un lato il deterioramento della psiche umana che trova nel delitto la soluzione appagante alle proprie ossessioni, e dall’altra l’inefficacia delle disposizioni legislative in materia di tutela e prevenzione. A coprire il vuoto legislativo, nel 2009, c’ha pensato la legge sullo stalking, che nei fatti è una misura atta a sanzionare il ripetersi di quel “comportamento molesto, ossessivo, persecutorio, che si manifesta con telefonate a tutte le ore, attenzioni ripetute, appostamenti, biglietti e sms”. Ma che lascia non pochi dubbi sull’ efficienza pratica nonostante l’inasprimento delle pene.
Dai fatti di cronaca accaduti nell’ultimo anno emerge l’aumento esponenziale delle denunce da parte delle donne lese ma ciò che non emergono, nel concreto, sono le azioni protettive necessarie ad evitare il “dramma”. Sarà forse un problema di iter procedurale troppo lungo e annoso? O forse difficoltà di accertamento della colpevolezza?
In ogni caso resta la triste e poco consolatoria evidenza che molte delle donne uccise avevano precedentemente esposto regolare denuncia di persecuzione ma che di arresti o di procedure cautelative non ne avevano visto neanche l’ombra. Dunque le disposizioni in materia fanno poco o nulla se non vengono forniti gli strumenti ad hoc agli organi competenti, se non si avviano procedure immediate volte a tutelare la donna in continuo e potenziale pericolo. Se non si pone attenzione anche alla cura psicologica della “preda” che troppo spesso rimane sola, in balia delle proprie paure.
lo possono chiamare come vogliono, ma non ha nulla a che fare con l'amore, anzi niente di più distante
RispondiEliminascusa per il ritardo nella risposta....io lo definirei l'anti-amore per eccellenza... un vero e proprio cancro...
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